Advertising Age scrive su di uno studio (qui un estratto dell'articolo) che McKinsey ha condotto per le Fortune 500 companies e pubblicato da poco. La ricerca parla dell'efficacia della televisione come mezzo di comunicazione per le aziende da qui al 2010.
La fonte è estremamente autorevole, e la ricerca è finalmente una di quelle pacate e non apocalittiche. Se da un lato stabilisce che l'efficacia della Tv nel marketing Mix nel 2010 sarà pari al 30% di quella che è oggi (cioè si ridurrà di un terzo) e riconosce come il tempo dei teenager davanti alla TV sia dimezzato, mentre quello online sia sestuplicato (+600%) dall'altro, con saggezza e acutezza, la ricerca McKinsey consiglia un approccio di medio termine alla rete e un passaggio graduale dei budget da un media all'altro.
Può sembrare assurdo che sia proprio io a riprendere un articolo che invita a uno shift di budget ragionato, ma il pericolo sempre in agguato, specialmente nel nostro paese, è quello del "fenomeno Internet", della moda, del "quest'anno investiamo su Internet". Quando invece, sia per le logiche profonde della rete, sia per la sua natura così diversa dagli strumenti di marketing tradizionali, il Web richiede un approccio dal basso, ragionato, strategico.
L'obiettivo principale di un'azienda per il 2008 non dev'essere quello di immettere sul web il video più visto dell'anno (è molto difficile che ci riesca) o di comprare un arcipelago su SecondLife. L'obiettivo per il 2008, a mio modo di vedere le cose, è di familiarizzare con un mezzo nuovo, di gettare delle basi solide da sviluppare nel tempo, per trovarsi ad essere, nel fantomatico 2010 profetizzato da McKinsey, un'azienda che la rete la conosce a fondo, la frequenta e la comprende.
Ho comprato l'articolo e l'ho salvato in pdf, potete scaricarlo e leggerlo qui. Se qualcuno recuperasse l'intera ricerca McKinsey e mettesse un link nei commenti ne sarei grato.
Se ne parla su YouMark, sul blog di AdVance (qui), su MediaRun. A proposito, McKinsey dà corso ai fatti e apre un Wiki per aggregare i blog dei propri dipendenti ed ex dipendenti (qui).




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Il problema deve essere affrontato alla radice, nuovi modelli di fruizione dei mezzi, nuovi paradigmi di consumo, nuovi approcci nei confronti dei brand, sono elementi che devono essere compresi e metabolizzati vanno poi sperimentati nuovi linguaggi e nuove metriche, ma prima di fare questo occorre un dibattito sui cambiamenti in atto. Come puoi ben vedere negli Stati Uniti c’è, in Italia si aspetta il disastro prima di cambiare qualcosa.
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