Il 2012 è alle porte.
Usciamo dal nostro ufficio e tutto intorno a noi si prepara a festeggiare il Natale e questo anno nuovo.
Prendiamo il nostro dispositivo mobile, scattiamo una foto e con un hashtag facciamo sapere al mondo intero che ci siamo anche noi, che anche noi facciamo parte di quell’umanità che si appresta a lasciare questo 2011 carico di immagini, eventi, parole e storie.
E senza accorgercene, nello stesso istante in cui pubblichiamo il nostro tweet, costruiamo, insieme a milioni di altre persone, una delle ultime storie di questo 2011.
Un anno che Google riassume nel video di YouTube "Year In Review" e che racconta con il suo Zeitgeist, lo strumento che permette di catturare e visualizzare lo spirito del 2011 tramite le ricerche effettuate in tutto il mondo.
Un anno che Facebook ci aiuta a ricostruire grazie a Memology, uno sguardo a che cosa le persone hanno condiviso e commentato durante il 2011 e, nel nostro piccolo, grazie alla Timeline che trasforma il Social Network in un vero e proprio diario personale.
Un anno che @tigella (Claudia Vago), @ezekiel (Luca Alagna), @alaskaRP (Marina Petrillo), @strelnik (Maximiliano Bianchi) e @mehditek (Mehdi Tekaya) ci raccontano grazie a YearInHashtag, il 2011 visto dalla Rete e dai suoi utilizzatori, un “omaggio a tutti coloro che hanno raccontato la realtà intorno a loro e che ogni giorno hanno costruito un pezzo della Storia di questo anno indimenticabile”.
Oltre alla morte di Steve Jobs, alla Primavera Araba e al movimento degli Indignados, YearInHashtag ci racconta gli eventi italiani che hanno segnato dentro e fuori la Rete il 2011: dalle elezioni amministrative dove i Social Network hanno svolto per la prima volta un ruolo fondamentale, alle dimissioni di Silvio Berlusconi, dal movimento #Notav, all’alluvione di Genova in cui l’hashtag #allertameteoLG è stato uno strumento importante per diffondere informazioni, richiedere aiuti e, i giorni successivi, organizzare gli interventi e le azioni di solidarietà.
Cosa ci aspetterà nel 2012 non si può sapere, ma quello su cui si può scommettere è che saremo noi a costruirlo.
Ora più che mai.



