Se blogga anche il governo, è davvero finita.
(Dalla fase sperimentale a quella istituzionale.)
By Marco Massarotto • 13-10-2007 • Category: Approfondimenti, Blog & Aziende (NEW), Blog & Politica (NEW), Case Histories, Osservatorio USA 2008
E’ finita la fase del “fenomeno” blog, ed è iniziata quella della realtà di un dialogo aperto tra aziende, istituzioni e cittadini.
E’ finita la fase del “ma poi cosa scrivono sul mio blog, commenti negativi…“, ed è iniziata quella del “Parliamo assieme“.
E’ finita la fase del “non abbiamo tempo per aggiornarlo…“, ed e iniziata quella del “costruire una relazione con i miei elettori, clienti, stakeholder è una priorità“.
Il Dipartimento di Stato USA (l’equivalente del Ministero degli Esteri) da settembre 2007 ha un suo blog. In calce i link.
DA UNA FASE ALL’ALTRA.
Dico è finita una fase e ne inizia un’altra perchè le preoccupazioni che spesso le aziende hanno verso l’approccio a Internet, le obiezioni che si sentono verso l’apertura di un blog o di uno spazio di conversazione in rete, i dubbi se sia un’attività da fare o se non si tratti di confrontarsi con quattro ragazzini su Internet hanno davvero perso senso adesso.
BREVE CRONACA DELLE TRANSIZIONE.
Vediamo di ricostruire (molto parzialmente, ma in modo significativo) il percorso dell’ultimo anno.FIAT ha raccontato come è stata concepita, progettata, costruita un’auto senza timori, ma anzi con la voglia di avere il parere delle persone interessate.Non c’è un candidato alle elezioni presidenziali USA 2008 che non si rivolga ai propri elettori se non con un blog o attraverso i social network.Una delle band più amate degli ultimi anni, i Radiohead, annunciano il loro disco sul loro blog e lo vendono attraverso il loro sito al prezzo che sceglie il consumatore.General Motors va oltre e apre una Social Media newsroom, uno spazio dedicato a chi scrive e si occupa di comunicazione e informazione online, dove le notizie hanno la logica del web e non più quella della carta stampata: tutto è scaricabile, ridistribuibile.SUN Microsystems annuncia i propri risultati finanziari sul blog del suo CEO prima che con i comunicati stampa e ipotizza un futuro senza più agenzie di stampa e comunicati stampa.Mi fermo qua, ma la lista si allunga ogni giorno…
SUPERARE LA PAURA.
Il Dipartimento di Stato USA non è certo il sogetto più amato del mondo e sicuramente è sensibile ai giudizi negativi. Eppure incoraggia la conversazione. (Il dominio blogs.state.gov, con la s plurale fa presumere che a questo primo blog presto se ne affiancheranno altri)Pensate che FIAT non abbia timore di ricevere critiche attraverso il blog? Ha deciso che il dialogo è più importante.Pensate che i candidati alla Casa Bianca non temano i propri rivali politici aprendosi al dibattito? Hanno capito benissimo che il confronto è sempre meglio dell’isolamento.O pensate forse che i Radiohead non temano il parere di chi non ha apprezzato il loro ultimo album? Si sono resi conto che se alla gente una canzone non piace, lo scrive comunque su Internet.
CONCLUSIONI.
Il punto è proprio questo: sul Web la gente sta già parlando di aziende, politici, prodotti, marche e lo sta facendo da anni. Il punto non è chiedersi se entrare in relazione con loro, e non è nemmeno più chiedersi come farlo e quando farlo. Il punto adesso è chiedersi perchè non è stato ancora fatto. Diventa difficile capire quale azienda possa ritenere di non essere adatta al dialogo in rete se lo fanno la più grande azienda italiana e il più importante governo del pianeta.
Links:
Il blog del Dipartimento di Stato USA è qui.
Il blog con cui Fiat ha raccontato la nascita della nuova Bravo è qui.
Il sito dei Radiohead dove comprare il disco al prezzo che si vuole è qui il loro blog qui.
Notizie e aggiornamenti sull’uso del Web da parte dei candidati USA 2008 li trovate qui.
La Social media Newsroom di GM è qui.
Marco Massarotto
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Non vorrei essere eccessivamente allarmista o fare il solito dietrologo complottista, ma sinceramente, il fatto poi che stia diventando un mezzo istituzionalizzato di fare comunicazione, ecco, mi fa paura. Ho recentemente letto un post su Business online a proposito delle strategie virali messe in atto per il blog di Beppe Grillo, e mi ha messo delle grossissime pulci nelle orecchie, ampliate dalla mia attuale asperienza di blogger. Ecco i miei dubbi.
Il blog non è sincero. Chiunque può scrivere una falsità e spacciarla come verità assoluta; secondo quanto mi è dato di sapere, molti sostengono che il blog funzioni un po’ come Wikipedia, dove il contributo di molti comporta l’eliminazione progressiva delgi errori, generando informazione corretta. Questa però non mi sembra una descrizione realistica del fenomeno dei blog: Wikipedia consente la cancellazione dell’errore, il blog no! Anzi, la viralità/perversità del meccanismo porta alla replicabilità dell’errore, poichè l’articolo falso viene copiato ed incollato su più blog. A me è capitato più volte di vedere tale meccanismo all’opera a proposito di Second Life: chi lo vede col fumo negli occhi, cerca il primo post che trova che ne parli male, non ne verifica l’attendibilità, lo copia e lo incolla sul blog.
Il blog consente di non essere trasparenti. Se l’identità di chi scrive non è in dubbio, lo stesso non si può dire di chi commenta. Ora, fino a quando il blog è rimasto confinato nella rete open-source degli utenti di Internet, ciò non è stato un problema: il principio della co-partecipazione ha assicurato che chi scrive nei vari siti ha un interesse ad essere obiettivo e a creare qualcosa per gli altri e per sè. Le cose cambiano però, e di molto da chè il blog diventa strumento di comunicazione del corporate e delle istituzioni. Chi mi dice, ad esempio, che non vi possano essere dei soggetti che scrivono ad hoc articoli o commenti volti a indirizzare l’opinione pubblica in un senso o nell’altro?
Il rischio è che si passi da un concetto di blog come strumento di comunicazione ad un utilizzo del blog come strumento di manipolazione dell’opinione pubblica. Si potrebbe obiettare che questo è un rischio che incontra qualunque mezzo di comunicazione: verissimo, però nel caso dei blog, il rischio è amplificato perchè:
-Il messaggio manipolante appare come un prodotto della comunità;
-Non è possibile separare il manipolante dal manipolato.