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	<title>Commenti a: Se blogga anche il governo, è davvero finita.(Dalla fase sperimentale a quella istituzionale.)</title>
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	<description>Internet PR</description>
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		<title>Di: Poianone</title>
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		<dc:creator>Poianone</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 12:35:33 +0000</pubDate>
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		<description>Non vorrei essere eccessivamente allarmista o fare il solito dietrologo complottista, ma sinceramente, il fatto poi che stia diventando un mezzo istituzionalizzato di fare comunicazione, ecco, mi fa paura. Ho recentemente letto un post su Business online a proposito delle strategie virali messe in atto per il blog di Beppe Grillo, e mi ha messo delle grossissime pulci nelle orecchie, ampliate dalla mia attuale asperienza di blogger. Ecco i miei dubbi.
Il blog non è sincero. Chiunque può scrivere una falsità e spacciarla come verità assoluta; secondo quanto mi è dato di sapere, molti sostengono che il blog funzioni un po&#039; come Wikipedia, dove il contributo di molti comporta l&#039;eliminazione progressiva delgi errori, generando informazione corretta. Questa però non mi sembra una descrizione realistica del fenomeno dei blog: Wikipedia consente la cancellazione dell&#039;errore, il blog no! Anzi, la viralità/perversità del meccanismo porta alla replicabilità dell&#039;errore, poichè l&#039;articolo falso viene copiato ed incollato su più blog. A me è capitato più volte di vedere tale meccanismo all&#039;opera a proposito di Second Life: chi lo vede col fumo negli occhi, cerca il primo post che trova che ne parli male, non ne verifica l&#039;attendibilità, lo copia e lo incolla sul blog.
Il blog consente di non essere trasparenti. Se l&#039;identità di chi scrive non è in dubbio, lo stesso non si può dire di chi commenta. Ora, fino a quando il blog è rimasto confinato nella rete open-source degli utenti di Internet, ciò non è stato un problema: il principio della co-partecipazione ha assicurato che chi scrive nei vari siti ha un interesse ad essere obiettivo e a creare qualcosa per gli altri e per sè. Le cose cambiano però, e di molto da chè il blog diventa strumento di comunicazione del corporate e delle istituzioni. Chi mi dice, ad esempio, che non vi possano essere dei soggetti che scrivono ad hoc articoli o commenti volti a indirizzare l&#039;opinione pubblica in un senso o nell&#039;altro?
Il rischio è che si passi da un concetto di blog come strumento di comunicazione ad un utilizzo del blog come strumento di manipolazione dell&#039;opinione pubblica. Si potrebbe obiettare che questo è un rischio che incontra qualunque mezzo di comunicazione: verissimo, però nel caso dei blog, il rischio è amplificato perchè:
-Il messaggio manipolante appare come un prodotto della comunità;
-Non è possibile separare il manipolante dal manipolato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non vorrei essere eccessivamente allarmista o fare il solito dietrologo complottista, ma sinceramente, il fatto poi che stia diventando un mezzo istituzionalizzato di fare comunicazione, ecco, mi fa paura. Ho recentemente letto un post su Business online a proposito delle strategie virali messe in atto per il blog di Beppe Grillo, e mi ha messo delle grossissime pulci nelle orecchie, ampliate dalla mia attuale asperienza di blogger. Ecco i miei dubbi.<br />
Il blog non è sincero. Chiunque può scrivere una falsità e spacciarla come verità assoluta; secondo quanto mi è dato di sapere, molti sostengono che il blog funzioni un po&#8217; come Wikipedia, dove il contributo di molti comporta l&#8217;eliminazione progressiva delgi errori, generando informazione corretta. Questa però non mi sembra una descrizione realistica del fenomeno dei blog: Wikipedia consente la cancellazione dell&#8217;errore, il blog no! Anzi, la viralità/perversità del meccanismo porta alla replicabilità dell&#8217;errore, poichè l&#8217;articolo falso viene copiato ed incollato su più blog. A me è capitato più volte di vedere tale meccanismo all&#8217;opera a proposito di Second Life: chi lo vede col fumo negli occhi, cerca il primo post che trova che ne parli male, non ne verifica l&#8217;attendibilità, lo copia e lo incolla sul blog.<br />
Il blog consente di non essere trasparenti. Se l&#8217;identità di chi scrive non è in dubbio, lo stesso non si può dire di chi commenta. Ora, fino a quando il blog è rimasto confinato nella rete open-source degli utenti di Internet, ciò non è stato un problema: il principio della co-partecipazione ha assicurato che chi scrive nei vari siti ha un interesse ad essere obiettivo e a creare qualcosa per gli altri e per sè. Le cose cambiano però, e di molto da chè il blog diventa strumento di comunicazione del corporate e delle istituzioni. Chi mi dice, ad esempio, che non vi possano essere dei soggetti che scrivono ad hoc articoli o commenti volti a indirizzare l&#8217;opinione pubblica in un senso o nell&#8217;altro?<br />
Il rischio è che si passi da un concetto di blog come strumento di comunicazione ad un utilizzo del blog come strumento di manipolazione dell&#8217;opinione pubblica. Si potrebbe obiettare che questo è un rischio che incontra qualunque mezzo di comunicazione: verissimo, però nel caso dei blog, il rischio è amplificato perchè:<br />
-Il messaggio manipolante appare come un prodotto della comunità;<br />
-Non è possibile separare il manipolante dal manipolato.</p>
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